Erasmus, cosa cambia

Due mesi dopo il mio arrivo a Siviglia, tutto ciò che mi aveva incantato e commosso della città, cominciava a diventare splendida quotidianità. Passeggiavo per le sue vie con il passo sicuro di chi sa dove andare, con la serena indifferenza di chi padroneggia il proprio cammino. Potevo risparmiarmi gli sguardi affamati, desiderosi di captare ogni dettaglio per fissarlo nella mente e conservarlo tra i ricordi. La città mi apparteneva, per quanto una città millenaria e magnifica possa appartenere a una giovane straniera, che ancora non ha compreso appieno cosa desideri dal suo futuro e che donna voglia diventare.

Il cambiamento che cercavo spasmodicamente prima della mia partenza era ancora in corso. Mi aveva investito con tutta la sua forza i primi due mesi e mi stava lasciando a terra, un po’ confusa, come un’ubriaca alla mattina che non ricorda i fatti della notte precedente. Chi ero e cosa avevo fatto in quei due mesi? Avevo scoperto, avevo imparato, avevo perso.

Avevo scoperto di essere molto più forte di quello che credevo. Di potermela cavare da sola, di saper gestire la mia vita. Avevo scoperto che pulire i piatti della sera prima non era poi così insopportabile, che lavare i propri vestiti dava molta soddisfazione, che consumare una cena, per la cui preparazione avevo impiegato un’ora e mezza,  mi saziava molto di più. Avevo scoperto passioni sopite, nuovi interessi, persone nuove. Al di là di quel mare che mi separava dal mondo, nell’isola in cui mi sentivo imprigionata, esisteva un universo molto più grande, pieno di uomini e donne che avevano una storia magnifica o insignificante da raccontare. Gli amici di cui mi ero circondata portavano con sé l’immensità di una vita di cui ignoravo l’esistenza. Avevo scoperto che la città poteva essere tanto bella, ma nascondeva una triste storia di guerra e di stragi. Avevo scoperto la meraviglia delle case bianche viste dall’alto, dopo una faticosa salita all’interno della torre più alta della città. Avevo scoperto di poter essere paziente, di poter essere distratta.

Avevo imparato che vivere con altre persone può risultare difficile, che è meglio evitare lo strappo, se poi non sapresti come ricucirlo. Avevo imparato che nulla è scontato, che tutto ciò che hai e che vorresti va gestito con coscienza e impegno. Avevo imparato che non esistono le persone giuste per te, ma che spetta a te diventare la persona giusta per gli altri, senza cambiare quello che sei. Avevo imparato che esiste una ragione dietro ogni gesto, che aprendo una semplice porta, liscia, senza fronzoli, si può accedere alle meraviglie di un luogo sconosciuto, e proprio per questo, ancora più incantevole. Avevo imparato che le nuvole minacciano pioggia e che la pioggia, in questo angolo d’Europa, ti investe con una forza inaudita, ma che poi cessa e lascia spazio a una nuova estate. Avevo imparato a scegliere il cibo giusto, ad adeguarmi a sapori mai provati. Avevo imparato a camminare senza avvertire la stanchezza. Avevo imparato a curarmi le ferite, ad analizzare le mancanze.

Avevo perso i documenti erasmus, gli occhiali da sole, il portafoglio con tutti i soldi e i documenti. Avevo perso tempo, lezioni, autobus. Avevo perso la fiducia, la sicurezza, l’entusiasmo e l’apatia. Avevo perso quella parte di me che voleva controllare ogni singolo momento. Avevo perso la sicurezza nelle mie scelte. Avevo perso l’insicurezza nelle mie capacità. Avevo perso quella che ero e avevo trovato quella che sono.

Juanito Makandé – Niña voladora

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. worldgirlfriend ha detto:

    Hai proprio ragione, grazie all’erasmus si cambia e si cresce. Sono da tre mesi qui a Cipro e sto imparando moltissimo. Ho scritto un articolo a proposito, spero ti ci potrai rispecchiare. E sei stata fortunata a fare l’Erasmua a Siviglia, è una delle città più belle che abbia mai visto

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    1. focusonfire ha detto:

      Faccio subito un salto sulla tua pagina! E sì, Siviglia è davvero bellissima e non smetto di considerarla ancora una seconda casa. Grazie per il tuo commento.

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