Inconscio maledetto

Cosa faresti se ti fosse data la possibilità di tornare, per qualche ora soltanto, nei luoghi in cui sei stato più felice?

Questa notte il mio inconscio mi ha messo davanti alla prova crudele del ritorno al luogo che amo di più con a disposizione non più di due ore per viverlo e assaporarlo ancora. A distanza di nove mesi dall’abbandono della città bianca – Sevilla Maravilla -, che profuma di fiori d’arancio, mi sono ritrovata immersa, di nuovo, improvvisamente, nel suo cuore.

Nel mio sogno è notte tarda, scendo da un treno senza nome e senza colore ad una stazione, che nemmeno esiste, ai piedi della Giralda. Intorno poche persone, un gruppetto di ragazze in bicicletta mi sfilano accanto. Le mie amiche si siedono sui gradini della cattedrale, sotto il cielo terso e punteggiato di piccole stelle luminose. La notte è tiepida, la piazza brilla di una luce calda, magica.
Silenzio.
Le abbandono sedute su quei gradini, ho poco tempo e devo correre. Cosa voglio salutare come prima cosa? Le mie gambe mi guidano automaticamente, rapidissime. Corro per la città addormentata, col fiatone ma senza stanchezza. Arrivo al Parque Maria Luisa, che riposa al buio. Varco i cancelli, ma devo fare in fretta, ho poco tempo e l’orario di chiusura è imminente. Spintono le persone, mi faccio largo tra la folla e la vedo: Plaza de España. La ammiro e mi sento commossa dalla sua innocenza. Lei non sa di essere così bella, al buio, così  grande, immensa. Lei non sa quanto mi è mancata.
Poi corro via, la notte avanza e se non arrivo in tempo al luogo di incontro perderò l’autobus che mi riporterà a casa. Poi penso che non mi importa tornare a casa, che quasi quasi mi metto a passeggiare e perderò quel passaggio, che sembra così vitale, il mezzo essenziale per la mia vita, per proseguirla. Ho avuto l’occasione di mettere in pausa, ma questa notte finirà ed io dovrò essere a casa. Non ho possibilità, DEVO tornare.
Scaccio l’idea di restare.
Corro verso il centro storico, corro verso la Giralda. Ma non è più dove pensavo che fosse. Mi sono persa. La fermata dell’autobus è stata spostata. La Giralda non appare da nessuna parte nel cielo, ad indicare la via. Finisco in Plaza de la Encarnación, sotto Las Setas, ma nemmeno questo è il luogo giusto. Presa dal panico, chiedo indicazioni. Vengo indirizzata a destra o a sinistra, seguo tracce di Minareti simili alla Giralda, ma che poi si rivelano essere tutt’altro: torri decadenti, abbandonate e rosicchiate dal tempo. Ed infine penso, stremata e straziata, che la città non mi appartiene più.
Non è più mia ed io l’ho persa per sempre.

Mi sveglio.

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