Niente, di Janne Teller

Cosa accade ad una classe di tredicenni quando un compagno di scuola decide di smettere di frequentare le lezioni per traslocare letteralmente sul confortevole trespolo di un susino, cullato nell’inquietante certezza che

“Non c’è niente che abbia senso, è tanto tempo che lo so. Perciò non vale la pena far niente, lo vedo solo adesso.” ?

La settima classe di un istituto scolastico della cittadina di Tæring, contenitore sociale delle anime inquiete di giovani uomini e donne intere nella loro innocenza, che hanno appena solcato l’uscio dell’infanzia per buttarsi a capofitto nella vita vera degli adulti, non reagisce poi così bene. Il vuoto lasciato da Pierre Anthon al suo banco pare gridare a tutti loro che stanno sprecando la giovinezza e la vita, nel tentativo di omologarsi a quello che la società e gli schemi civili hanno già previsto: studiare, avere un futuro, morire. E se è vero che la vita non è altro che l’intervallo di tempo tra il momento in cui si nasce ed il momento in cui si muore, è ragionevolmente vero che tentare di dare un significato a questo intervallo non è che un’inutilità.

Agnes, voce narrante, ed i suoi compagni di classe, turbati e persuasi, ma non rassegnati, ingaggiano una battaglia collettiva contro la verità angosciante della fallacità della vita, provvedendo essi stessi a raccogliere ciò che per loro ha “un significato” per ammassarlo in una voluminosa catasta del significato” nel tentativo di dimostrare a Pierre Anthon quanto si sbagli. Oggetti simbolici: l’uno sceglie un bene che per l’altro abbia un notevole valore, in una spirale senza fine che li porta a martirizzarsi uno ad uno, sempre più, fino a che il gioco perverso della ricerca spasmodica di qualcosa che abbia importanza, qualcosa per cui valga la pena vivere, non si tramuta in un macabra danza di vendette e costrizioni, rette dalla legge del branco e dell’onore personale. Uno per tutti, tutti per uno! Fino all’epilogo: investiti dall’enorme ed incomprensibile significato della vita e dell’universo, frustrati ed inferociti, compiono un ultimo, estremo e fatale gesto.

“Niente” è questo, il macabro racconto di ciò che un essere umano può escogitare per trovare un senso all’esistenza, per dare un significato alla vita, alle scelte, al dolore ed al futuro. In una climax di gesti folli e sacrifici personali, conditi dall’indifferenza e dal sentimento di immolazione necessaria e necessitata, i ragazzi mettono a nudo ciò che hanno di più prezioso, fino a diventare feroci e voraci, alienati nel loro desiderio di trucidare l’idea del nulla, del non-senso, della futilità della vita.

“Che senso aveva la primavera se presto sarebbe tornato l’autunno, e tutto quello che stava sbocciando era destinato ad appassire? Come potevamo sentirci felici per il faggio che metteva i germogli, per gli stormi che tornavano a casa o per il sole ogni giorno un po’ più alto nel cielo? Tutto tra poco avrebbe invertito il suo corso per andare nella direzione opposta, e sarebbe stato di nuovo il buio e il freddo, senza un fiore né foglie sugli alberi. La primavera serviva solo a ricordarci che anche noi saremmo presto scomparsi.”

Chi siamo, dove andiamo e come ci arriviamo è l’annosa questione. Pierre Anthon è l'”io” cosciente e razionale, che mette in dubbio il senso del nostro incedere nel mondo, il verso dei nostri passi e l’importanza delle nostre mete. Perché affannarsi dietro una vita che non ci soddisfa, cercando di dare significato a ciò che abbiamo per riempire il rumore di vuoto assordante che ci circonda? Non sarebbe forse meglio salire su un albero, con le gambe penzoloni, ad osservare ciò che scorre davanti a noi? Unico modo per trovare un senso alla vita, sembra suggerire Pierre Anthon, il coraggioso protagonista della fiaba a tinte noir di Janne Teller, è, semplicemente, non dargliene alcuno.

Oppure, per dirla in versi

“Vivere la vita è una cosa veramente grossa,
C’è tutto il mondo tra la culla e la fossa.
Sei partito da un piccolo porto
Dove la sete era tanta e il fiasco era corto
E adesso vivi,
Perché non avrai niente di meglio da fare
Finché non sarai morto.”

Vivere la Vita – Mannarino

Dettagli: Niente, di Janne Teller

  • Edito in Italia da Feltrinelli
  • Data uscita: 2000
  • Pagine: 128
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