Lisbona nella macchina del tempo

Sorge sulle sponde di un fiume, arroccata su sette colli. Sembra una storia già sentita, trita e ritrita, invece no. Il fiume si chiama Tago (Tejo) e muore nell’Oceano Atlantico, i sette colli hanno nomi impronunciabili ed è la capitale del Paese più occidentale d’Europa, il Portogallo.

A una prima occhiata non la comprendi. È come leggere una lettera scritta di pugno da un uomo distratto. È confusa, altalenante, sfugge via incomprensibile, caotica e tranquilla. È il riflesso della sua lingua, un idioma latino che suona quasi slavo, una sorta di violino che suona, scivola via, senza che l’ascoltatore possa avvertirne le note. È lo specchio di quel miscuglio di popoli che l’hanno conquistata e abbandonata, una città che si trascina un po’ zoppicante, che entra di malagrazia nel nostro millennio. Potrebbe essere paragonata a una donna che ha passato fuori la notte, in una casa che non è la sua, ed esce di fretta da un letto, si infila le calze smagliate della sera prima, una gonna storta, e scappa incontro al mattino, claudicante sui tacchi instabili, col trucco sbavato e i capelli disordinati.

A Lisbona si respira un’aria di indolente trascuratezza. Sollevi lo sguardo dalla strada dall’acciottolato bianco e nero che la ricopre e ti imbatti in ruderi di edifici, case sdentate con gli occhi neri di vetri rotti, porte sprangate e intonaci sbriciolati. Per le strade sfrecciano gli stessi taxi da vent’anni, gli stessi tram da decenni. Gli azulejos stanno immobili ad osservare il trambusto della città sotto un velo di sporcizia, dimenticati. Su una delle cime c’è un castello, ma un castello vuoto, austero, senza sfarzi. E per le sue vie, giovani dal giubbetto di pelle ti avvicinano, la notte, per domandarti se vuoi comprare un po’ di droga, che quando ti va bene è solo té.

Sa di Sudamérica, Lisbona. Sa di strade deserte e di piazze affollate. Sa di un’epoca passata, di bar trascurati in cui un vecchio e umile oste ti serve del cibo squisito senza troppi fronzoli. È pratica, va dritta al sodo, per poi lasciarti sognare davanti a qualche scorcio caratteristico, le case colorate, le piastrelle lavorate, e a chiederti come ha vissuto, qual è la sua storia, dove si è fermata e perché.

È una finestrella su un mondo dimenticato. Quasi non le importa di non essere perfetta, regolare, sfavillante come le altre. Non puoi amarmi a prima vista, sembra dirti. Scoprimi, sembra suggerirti. A volte pare volerti infastidire, per poi costringerti ad ammirarla. Storci il naso davanti agli edifici diroccati e spalanchi la bocca al cospetto del suo arco di trionfo, delle sue imponenti statue in mezzo alle grandi piazze, della vista dall’alto dei suoi colli.

Lisbona conserva un incanto speciale. È viva, contraddittoria, poliedrica. È selvaggia, malinconica, dolcemente abbandonata.

 

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4 commenti Aggiungi il tuo

  1. danielagambarin ha detto:

    bellissime foto, complimenti:-)
    daniela

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    1. focusonfire ha detto:

      Grazie, gentilissima! 🙂

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  2. La linea d'ombra ha detto:

    Mi sono piaciuti molto questi tuoi due articoli: mi hanno raccontato un’impressione e fatto venire voglia di partire…Brava, continua così!

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    1. focusonfire ha detto:

      Grazi mille! Sono contenta di averti trasmesso il messaggio che volevo.

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